“Bellezza Orsini. La costruzione di una strega”

12 e 13 Giugno 2026 ore 21:00 | Castello Orsini Fiano Romano
Data:

05/06/2026

Immagine: bellezza orsini
© Comune di Fiano Romano - Comune di Fiano Romano

Descrizione

12 e 13 Giugno 2026 ore 21:00 | Castello Orsini  Fiano Romano 

Maria Cristina Gionta in "BELLEZZA ORSINI. LA COSTRUZIONE DI UNA STREGA”

Nel 1528 Bellezza Orsini, figlia naturale di Pietro Angelo e serva degli Orsini, feudatari di Monterotondo, fu accusata di stregoneria in seguito alla fama pubblica sui suoi malefici con le erbe. Processata e torturata nella Rocca di Fiano Romano, finì per cedere alle accuse passando da una decisa difesa dei suoi comportamenti alla descrizione del sabba col diavolo attorno all’albero di noce di Benevento. Alla condannata viene applicata la tortura riservata agli uomini, senza le attenuazioni usuali per le donne, in quanto strega. Al settimo tratto di corda Bellezza crolla a terra e confessa di essere strega, di aver insegnato la “stregoneria” e di aver ammalato e guarito per denaro. L’evento ha un epilogo tragico. Il notaio stesso che trascrive il verbale, la ritrova riversa a terra moribonda. Sgozzatasi con un chiodo alla gola pronunciò che, tentata dal diavolo, si era uccisa per scomparire dal mondo. Il manoscritto affiora dal silenzio dei secoli, con una confessione piena e convincente, tra urla e tratti di corda. La verità “ad unghiam” nel profondo di Bellezza è la sete di conoscenza: quante più cose cerchi de imparare, tante più sono quelle che trovi da imparare. “Più vai innanti e più voi ire. Così è la strearia. Più vai innanti e più voi ire, e non te ne contenti.”  L’azione “magica” della donna è tutta orientata alla trasmissione della conoscenza, decisamente lontana dall’immagine della strega che veniva pretesa dalla tortura. La “strearia” diventa la capacità di applicare in libertà alcune regole apprese in modo esoterico nel sottile limite tra il bene e il male.  La scrittura spigolosa. Un linguaggio asciutto, secco addirittura che ancora sembra vibrare tra le oscure sale della tortura. Un dialetto sabino-medioevale incisivo e comprensibilissimo che ci accompagna anche nelle canzoni che fanno da corollario alla narrazione. Dopo la consegna del quaderno Bellezza Orsini si suicidò in carcere colpendosi alla gola con un chiodo. La sfida suprema le eviterà il fuoco del rogo e probabilmente lo eviterà anche al suo manoscritto che altrimenti sarebbe finito tra le fiamme con lei. Lo spettacolo è un’ora di emozione pura.

Dal testo di Michele Di Sivo

Con Maria Cristina Gionta, Luca Negroni e Lorenzo Marinelli

Musiche dal vivo eseguite da Emiliano Ottaviani

Disegno luci Marco Macrini

Una produzione Compagnia Gabriele Lavia - Effimera Produzioni 

INGRESSO GRATUITO

Ultimo aggiornamento

Ultimo aggiornamento: 05/06/2026 13:49

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